
Ad un certo punto del darsi del pensiero nell'uomo è nata la Filosofia.
E subito ha iniziato a rendersi conto che esiste un pensiero e che possiede determinate caratteristiche strutturali sue proprie, o che almeno tendono molto ad apparire come tali e indispensabili, ma, vuoi perchè queste strutture rimandavano a troppe altre questioni collaterali e interne, vuoi per i suoi strani incroci con la mente e il cervello dell'uomo, vuoi perchè il mondo circostante e la natura esercitavano una enorme attrazione e curiosità, vuoi perchè gli esseri umani avevano sete e fretta di soluzioni pratiche per la loro esistenza, vuoi per la innata vanità dei filosofi stessi, codesti filosofi hanno iniziato a pontificare un po' su tutto: sulla vita, sull'uomo, sulla politica, sullo stato, sulla verità, su Dio, sulla materia, sul soggetto, ecc, perdendo molto di vista il pensiero in sè.
Questo fino a un certo punto, quando la filosofia si è accorta che così era diventata tutto tranne che "filosofia", e qualche filosofo ha iniziato a sentire l'esigenza di un ritorno ad una maggiore serietà, fosse pure soltanto sul piano del metodo. E qui è arrivato Husserl con il suo progetto di ricondurre la filosofia ad una sorta di fenomenologia più pura possibile (calcando un po' il modello delle scienze).
Dopodichè sono giunti molti altri filosofi che si sono occupati molto di più delle strutture del pensiero che non dell'uomo, lasciando quest'ultimo sempre più al suo destino per ritornare a quel punto iniziale da cui era partita la filosofia e risolvere tutti quei problemi strutturali del darsi del pensiero che a quel tempo non erano stati risolti.
Ma una volta risolti quelli è apparso sempre più chiaro che il problema non era più costituito tanto dalle peculiarità strutturali del pensiero nel suo darsi nell'essere umano - la Metafisica, l'Essere, il Linguaggio - bensì dal fatto che non sapevamo e continuiamo a non sapere che cosa sia il pensiero di per sè e perchè c'è.
E che finchè non avremo risolto quei punti lì sarà perfettamente inutile continuare in altre direzioni (che sempre quei problemi lì ci ripropongono).
Ed ecco allora che oggi la Filosofia deve focalizzarsi sempre di più sullo studio relativo a "che cos'è il pensiero", e non più soltanto a come funziona, lasciando definitivamente perdere le vicende umane al loro corso.
E questo fatto sta causando un certo smarrimento tra gli uomini, i quali si erano abituati a considerare la filosofia come luogo della produzione delle idee e il filosofo stesso come un saggio dispensatore di verità, o almeno di punti di vista interessanti sulla vita e quant'altro, e adesso che quel ruolo è finito si sentono spersi, continuano ad avere bisogno di quei ruoli e non capiscono più a che cosa serva la filosofia attuale dal loro punto di vista e alla loro vita.
E in effetti a loro servirà sempre meno, almeno non più direttamente, mentre servirà sempre di più alla scienza e alla sua ricerca.
Ma questo, per ora, sta causando anche grossi problemi di comprensione, sia tra la filosofia e la scienza, che si ricorda ancora di com'era la filosofia nel passato quando non le serviva, sia tra la filosofia e gli uomini, che vorrebbero ancora quella filosofia là, che magari non serviva alla scienza ma che pensavano potesse servire a loro.
Ma è così che va e così che dovrà andare, perchè penso che il Pensiero sia l'Ente perfetto mentre l'uomo un suo semplice incidente di percorso, e soprattutto per il fatto che ad ogni disciplina tocca un compito specifico, e alla Filosofia tocca quello di capire che cos'è il pensiero e perchè c'è.
Se ci riuscirà, bene, e se no chiuderà baracca e burattini perchè non ci servirà più, ma basta con le scuse che è difficile.
E subito ha iniziato a rendersi conto che esiste un pensiero e che possiede determinate caratteristiche strutturali sue proprie, o che almeno tendono molto ad apparire come tali e indispensabili, ma, vuoi perchè queste strutture rimandavano a troppe altre questioni collaterali e interne, vuoi per i suoi strani incroci con la mente e il cervello dell'uomo, vuoi perchè il mondo circostante e la natura esercitavano una enorme attrazione e curiosità, vuoi perchè gli esseri umani avevano sete e fretta di soluzioni pratiche per la loro esistenza, vuoi per la innata vanità dei filosofi stessi, codesti filosofi hanno iniziato a pontificare un po' su tutto: sulla vita, sull'uomo, sulla politica, sullo stato, sulla verità, su Dio, sulla materia, sul soggetto, ecc, perdendo molto di vista il pensiero in sè.
Questo fino a un certo punto, quando la filosofia si è accorta che così era diventata tutto tranne che "filosofia", e qualche filosofo ha iniziato a sentire l'esigenza di un ritorno ad una maggiore serietà, fosse pure soltanto sul piano del metodo. E qui è arrivato Husserl con il suo progetto di ricondurre la filosofia ad una sorta di fenomenologia più pura possibile (calcando un po' il modello delle scienze).
Dopodichè sono giunti molti altri filosofi che si sono occupati molto di più delle strutture del pensiero che non dell'uomo, lasciando quest'ultimo sempre più al suo destino per ritornare a quel punto iniziale da cui era partita la filosofia e risolvere tutti quei problemi strutturali del darsi del pensiero che a quel tempo non erano stati risolti.
Ma una volta risolti quelli è apparso sempre più chiaro che il problema non era più costituito tanto dalle peculiarità strutturali del pensiero nel suo darsi nell'essere umano - la Metafisica, l'Essere, il Linguaggio - bensì dal fatto che non sapevamo e continuiamo a non sapere che cosa sia il pensiero di per sè e perchè c'è.
E che finchè non avremo risolto quei punti lì sarà perfettamente inutile continuare in altre direzioni (che sempre quei problemi lì ci ripropongono).
Ed ecco allora che oggi la Filosofia deve focalizzarsi sempre di più sullo studio relativo a "che cos'è il pensiero", e non più soltanto a come funziona, lasciando definitivamente perdere le vicende umane al loro corso.
E questo fatto sta causando un certo smarrimento tra gli uomini, i quali si erano abituati a considerare la filosofia come luogo della produzione delle idee e il filosofo stesso come un saggio dispensatore di verità, o almeno di punti di vista interessanti sulla vita e quant'altro, e adesso che quel ruolo è finito si sentono spersi, continuano ad avere bisogno di quei ruoli e non capiscono più a che cosa serva la filosofia attuale dal loro punto di vista e alla loro vita.
E in effetti a loro servirà sempre meno, almeno non più direttamente, mentre servirà sempre di più alla scienza e alla sua ricerca.
Ma questo, per ora, sta causando anche grossi problemi di comprensione, sia tra la filosofia e la scienza, che si ricorda ancora di com'era la filosofia nel passato quando non le serviva, sia tra la filosofia e gli uomini, che vorrebbero ancora quella filosofia là, che magari non serviva alla scienza ma che pensavano potesse servire a loro.
Ma è così che va e così che dovrà andare, perchè penso che il Pensiero sia l'Ente perfetto mentre l'uomo un suo semplice incidente di percorso, e soprattutto per il fatto che ad ogni disciplina tocca un compito specifico, e alla Filosofia tocca quello di capire che cos'è il pensiero e perchè c'è.
Se ci riuscirà, bene, e se no chiuderà baracca e burattini perchè non ci servirà più, ma basta con le scuse che è difficile.