
L'incontro del pensiero con la specie umana ha generato e genera un'infinità di problemi, e ha reso quest'ultima cosciente di troppi limiti.
Perchè caratteristica interna del pensiero è la sua possibilità di svelamento e descrizione. Si direbbe che si tratti di una condanna a una tortura infinita.
In termini temporali si potrebbe pensare che si tratti di una fase iniziale, di una sorta di infanzia del genere umano destinato ad arrivare a comprendere che cos'è il pensiero nella sua fase matura, ma quello che è certo è che nel frattempo, e commisurando questo sviluppo con la durata media della vita degli esseri umani, ogni generazione vive il pensiero come una condanna.
Il problema, per ognuno di noi, è riuscire a considerare l'umanità come un insieme collettivo e temporale nel quale la soggettività conta meno di niente, non destinata a nessun compito nè obbiettivo se non a capire che cos'è il pensiero stesso.
Ma anche questa ipotesi, per ora, risulta un incubo per il singolo.
Da parte sua e molto modestamente, l'uomo, cerca di sopperire alla coscienza dei suoi limiti con la scienza, utilizzando il pensiero molto prima di sapere che cosa sia e sempre nel modo ovviamente sbagliato, soprattutto identificando il pensiero con i suoi enzimi: la mente e il cervello.
Perchè l'inganno peggiore del pensiero, quando non lo si conosce, è il farci credere che il nostro rapporto con il reale e con il mondo degli Enti sia un rapporto tra osservante ed osservato, che la natura sia qualcosa che si può capire studiandola e osservandola.
E questa è la vera ciliegina sulla torta della nostra condanna.