Dio è ciò che esiste quando ancora non esistiamo noi. E' la misura della nostra inesistenza.
Le religioni sono state necessarie in una certa fase dello sviluppo dell'umanità per dare forza all'uomo, e hanno sempre rappresentato il suo rapporto con la natura e il modo in cui l'uomo lo viveva.
D'altronde è perfettamente normale che una forma di pensiero nascente (l'essere umano) che si ritrovi gettata in un "mondo determinato a monte" da un Pensiero di cui non sa niente ma di cui in qualche modo partecipa - un Pensiero che dà una possibilità di senso coglibile, "sentibile" a tutto, in termini di "Pensierità" e di "Pensabilità", qualunque sia questo senso - elabori metafisiche con forti componenti mito-poietiche, che sono poi le caratteristiche strutturali nascenti di qualsiasi linguaggio umano.
Ora all'inizio l'uomo vedeva una natura ostile, inesorabile, capricciosa e tremenda rispetto alla quale si sentiva completamente impotente, e anche gli Dei che elaborava ne riflettevano le caratteristiche.
Dei con i quali non era possibile alcun dialogo e che potevano placarsi soltanto con sacrifici e con donazioni. Questo anche nei miti della Grande Madre antecedenti alle religioni patriarcali (i vari culti di Baal).
Dopodichè l'uomo ha iniziato a sentirsi più potente nei confronti della natura ed ha cominciato ad elaborare religioni che rappresentavano una natura diventata finalmente benevola e accogliente, ed ecco arrivare gli Dei monoteisti che ci amavano, che si sacrificavano addirittura per noi, che predicavano l'amore e non richiedevano più sacrifici sanguinosi, Dei della luce. Insomma l'illusione di una potenza possibile era necessaria per preparare l'avvento del mondo moderno.
In una terza fase, poi, dato soprattutto lo sviluppo delle scienze e delle conoscenze, l'uomo ha iniziato a non avere più bisogno di facili rappresentazioni mitiche e metafisiche, ed ecco nascere le forme dell'ateismo illuminista, diciamo le forme più semplici e primordiali dell'ateismo.
Semplici perchè si illudevano di farla breve con gli infiniti intrecci mito-poietici-strutturali con i quali le religioni si innescavano nel nostro inconscio, fatto di cui ha dovuto prendere atto anche la psicoanalisi, e soprattutto perchè non tenevano conto del fatto che le religioni avevano rappresentato da sempre ANCHE la struttura ontologica nella quale si dà il pensiero umano. E quello risultava un piano un po' più complicato.
Ora sarà proprio quel piano lì che ci toccherà affrontare in futuro per accedere ad un ATEISMO finalmente maturo e solido, e per fare ciò saranno necessarie alcune considerazioni sulla natura dei due pensieri che hanno dominato la scena finora, il pensiero religioso e il pensiero laico, e del terzo tipo di pensiero necessario nelle future società Atee Postmoderne.
* IL PENSIERO RELIGIOSO E IL PENSIERO LAICO.
E qui cominciamo col dire che qualsiasi IDEOLOGIA, e le religioni sono ideologie come qualsiasi altra, si compone di due piani: il piano delle CAUSE e il piano degli EFFETTI.
Sul piano delle CAUSE:
Le religioni risolvono il piano delle cause oggettivizzando e concretizzando in termini fideistici un'ipostasi: Dio (la Causa, l'Origine, l'Origine dell'origine, il Piano Oggettivo, la Garanzia Morale, l'Ordine, la Legge, ecc.), essentizzando in tal modo alcuni degli elementi ontologico-strutturali "nei" quali si dà il pensiero umano (ATTENZIONE: NON il PENSIERO, bensì il "pensiero umano"), primo fra tutti l'Essere, in un linguaggio facilmente comprensibile dal popolo non colto onde esorcizzarne ed incanalarne le paure e fornirgli facili certezze. E questo genera sicurezza.
Questo fatto, però, non esclude nè sottovaluta di per sè la questione dell'Essere, che rimane assolutamente centrale e importantissima per quanto concerne l'essere umano e il modo in cui il Pensiero si dà in lui nelle forme del "pensiero umano", solo la ribalta e travisa anche a scapito della precisione ontologico-concettuale, in quanto si tratta di un'operazione conseguente ad una grande e voluta confusione/sovrapposizione tra l'Essere e l'Ente che genera una pericolosissima tendenza all'antropomorfizzazione concettuale delle ipostasi gratificando ogni forma di superstizione.
Perdipiù crea un'altra pericolosa possibilità di identificazione di Dio con il Pensiero - ergo con l'Ente e non più soltanto con l'Essere - con la quale diventa molto arduo fare i conti se non si hanno le idee molto chiare in merito.
E lì i patetici atei illuministi nostrani (gli Odifreddi, le Margherita Hack, ecc.), i nipotini di Voltaire, potranno arrampicarsi su tutti gli specchi che vorranno ma non riusciranno mai a cavare un ragno dal buco della loro infinita ignoranza, dacchè affermare l'inesistenza di Dio ha senso soltanto se lo intendiamo appunto come "entità" antropomorfa che in qualche modo si occupa di noi esseri umani, con annesse e connesse quelle caratteristiche transuenti e animistiche che lo pongono in rapporto con qualche assurdo e fantasioso "piano spirituale" o altre amenità del genere, diciamo la forma più stupida derivata dalle religioni popolari e quella più dannosa per l'intelligenza; ma come ipostasi della possibilità di senso, ergo della concretizzazione del pensiero con il "pensato" (nella forma dell'Essere), affermare la sua inesistenza è una pura aporia, ergo un non-sense.
Nè è pensabile risolvere il problema con la sua semplice elusione come si illude di fare la scienza, trattandosi appunto di una questione che finchè non si risolverà definitivamente e BENE potremo cacciare dalla porta finchè vorremo ma sempre ci rientrerà da qualche finestra.
Ed ecco quindi dall'altra parte il pensiero cosidetto "ateo" o laico che non crede nelle favole della metafisica spicciola tipica delle religioni ma "crede" che sia possibile giungere al piano delle cause tramite il "pensiero umano" (la logica, la ricerca, la sperimentazione, l'osservazione, lo studio, l'indagine, il metodo, ecc.); ma che, trascurando completamente la Differenza tra il Pensiero (che sentiamo che c'è ma di cui non sappiamo niente) e il pensiero umano ( che sappiamo che c'è ma che usiamo malissimo) è ovviamente destinato al fallimento.
Lasciando in tal modo vuoto il piano delle cause, e con una scarsissima attenzione nei confronti dell'incidenza totale del piano ontologico su qualsiasi forma di pensiero, soprattutto quello scientifico. E questo genera insicurezza.
E sempre a proposito del fatto che usiamo malissimo il "nostro" pensiero rimane anche l'altra grande incognita relativa al fatto di non sapere perchè ce l'abbiamo e da quale tipo di "energia" sia generato. Incognita che portava Einstein ad affermare:
* "Noi vediamo, sentiamo, parliamo, ma non sappiamo quale energia ci fa vedere, sentire, parlare e pensare. E quel che è peggio, non ce ne importa nulla. Eppure noi siamo quell'energia. Questa è l'apoteosi dell'ignoranza umana."
Ma SOPRATTUTTO dobbiamo aggiungere che non abbiamo la più pallida idea del perchè CIO' che vediamo, sentiamo e parliamo, sia "VEDIBILE", "SENTIBILE" e "PARLABILE", ergo sia generato da un PENSIERO e inscritto in un PENSIERO che ne CREA la "visibilità", la "sentibilità" e la "parlabilità" e la rende disponibile a noi.
"Visibilità", "sentibilità" e "parlabilità" alle quali in seguito noi esseri umani attribuiremo un SENSO all'interno della Metafisica della Nominazione con la quale il pensiero umano si dà nella struttura ontologica dell'Essere (che è una peculiarità del tutto "umana" ma assoltamente non l'unica possibile), ovviamente utilizzando i nostri strumenti fisici, la mente, il cervello (semplici "veicoli" del Pensiero e creatori di "pensieri"), di cui per ora sappiamo soltanto capire il funzionamento "fisico" (che sarebbe come dire che sappiamo tutto sull'hardware ma meno di niente sul software).
E, finchè non risolveremo bene questo punto, di pensiero "scientifico" non potremo nemmeno parlare, nè tantomeno di culture "laiche" o di facili "ateismi".
Elemento in comune tra questi due tipi di pensieri è poi l'utilizzo della MATEMATICA come fattore garante della logica del pensiero umano, fatto che consegue da una peculiarità meta-ontologica della matematica stessa che la costituisce come "Porta" tra il piano del Pensiero e il piano metafisico del "pensiero umano", ma non essendoci quasi mai una seria autocoscienza di questa peculiarità intrinseca della matematica questo fatto causa i guai più grossi e le convinzioni più dannose in entrambi i tipi di pensiero.
Altro elemento in comune è la pretesa di gestione di quel generico piano "spirituale" di cui dicevo prima e di cui entrambi i pensieri rivendicano l'interpretazione più autentica, nonchè il rincorrersi di assurde "prove ontologiche" sull'esistenza del "Dio delle religioni" che, proprio in quanto prodotti esclusivi del "pensiero umano" non potranno mia giungere ad alcuna conclusione relativa al Pensiero ( ed ovviamente men che meno all'esistenza di un "Dio").
Sul piano degli EFFETTI:
Il piano degli effetti risulta invece praticamente identico per entrambi i pensieri:
una serie di manfrine etico-morali buone per tutti gli usi e più o meno imposte (in entrambi i pensieri completamente ingiustificate sul piano oggettivo se non per un fumoso "bene dell'uomo") che tendono a diventare dogmi o imperativi categorici, valori tutto sommato comuni, il giudizio, il controllo (da parte di Dio o della comunità), in parole povere la gestione del Potere e del pensiero delle masse.
E su questo piano altro di interessante da dire o di difficile da capire non c'è.
L'ATEISMO.
E fin qui i due tipi di pensiero che, come dicevo prima, hanno dominato la scena finora, ma che di ateismo non hanno ancora nemmeno iniziato a parlare. Di fatto possiamo tranquillamente affermare che l'ateismo nelle nostre società non è ancora nato.
Mentre per parlare di VERO ATEISMO occorre dire subito che si dovrebbe attuare un deciso spostamento di piani, sia riguardo le cause che riguardo gli effetti, USCENDO completamente dall'ambito delle ideologie.
Sul piano delle cause operando una distinzione netta tra il Pensiero "di per sè" (che rimane la grande incognita e la questione tutta da risolvere) e il darsi del "pensiero umano" nella coscienza piena delle sue strutture (ontiche, metafisiche e ontologiche) e dei suoi limiti, passando dal piano delle teorie e delle ipotesi allo studio esclusivo delle STRUTTURE, e sul piano degli effetti assegnando il suo giusto ruolo alla matematica, cercando di definire la spiritualità nell'ambito esclusivo delle prerogative "umane" e NON universali o transuenti, con una profonda riflessione sulla natura strutturale del "senso" che lo collochi nei primi posti in qualsiasi riflessione esistenziale o scientifica, nel riconoscimento della totale relatività di qualsiasi regola etico/morale unica; nonchè sulla necessità di inglobare la considerazione dei fattori ontologici nei quali si dà il pensiero umano (Metafisica-Essere-Linguaggio) nell'ambito della ricerca scientifica al pari di qualsiasi altro fattore "materiale".
Da tutto ciò risulta evidente che si tratta di un tipo di pensiero che richiede una profonda cultura, una insediata sicurezza, un'onestà a prova di bomba e l'abbandono delle facili consolazioni, anche perchè aumenta a dismisura i problemi, sia sul piano esistenziale (non fornisce basi morali di nessun tipo) che sul piano politico (rende molto labile il patto e il rispetto dello stesso) che sul piano scientifico (introduce elementi strutturali nella ricerca scientifica che obbligatoriamente le complicano enormemente la vita) - non a caso si tratta di un tipo di pensiero (da alcuni definito a sproposito "nichilista", da altri "relativista") frequentato pochissimo e quasi mai giustificato correttamente in termini culturali (peraltro accessibili a pochissimi e per niente popolari) e fino in fondo - ma rimane l'unico pensiero assolutamente necessario in futuro.
A questo proposito qualcuno ha anche affermato che gli atei sono più intelligenti dei credenti, ed è vero e non è nemmeno una novità, solo che è necessario essere atei sul serio in tal caso.
Anche perchè la persone comuni, anche quelle che negano l'esistenza di Dio, continuano imperterrite ad identificare Dio con il Dio delle religioni, un "qualcosa" di reale e consolatorio che si occupa di noi, qualcosa che servirebbe all'essere umano quando tutto il resto risulta deludente, qualcuno a cui affidarsi nei momenti di difficoltà e a cui chiedere consigli interiori, una mano, una possibilità, magari il parere o una condanna su un umano sterminio o sulle ingiustizie del mondo, e questo perchè le religioni popolari hanno fatto credere questo per mille interessi e per millenni, oppure per un bisogno interiore o altre mille ragioni, dopodichè ci sono anche gli agnostici "proviamo anche con Dio non si sa mai...", e tutto ciò non aiuta di certo l'uomo nel cammino ateo della sua conoscenza.
Perdipiù sovente le persone pensano ciò anche della filosofia, la identificano con varie forme di "saggezza" utili alle loro vite e i filosofi stessi come saggi, guru, profeti o altre stupidaggini del genere, anche lì per colpa sia della filosofia che dei filosofi, mentre la cosa importante da fare capire è che nè Dio, nè la Filosofia "servono" all'essere umano sul piano esistenziale ma sono esclusivamente STRUTTURE (nel caso di Dio) e relativo studio delle strutture (nel caso della Filosofia) interne al modo tecnico/strutturale in cui il pensiero umano si dà nell'essere umano. Questioni estremamente tecniche e specifiche, quindi, NON consolatorie o "spirituali".
Dio e la Filosofia sono elementi strutturali e concettuali molto "freddi", che amano molto poco l'uomo.
Per il resto è ovvio che NON esistono "Dei" che si occupino di noi, e nemmeno di qualcos'altro! Ma nel 2011 è ancora necessario specificarlo? Ma è lo studio delle strutture ontologiche del pensiero umano che è ancora tutto da fare, oltrechè cercare di capire che cosa sia il Pensiero "in sè" come enorme e per ora impossibile obbiettivo.
Insomma siamo soli e nessuno può darci una mano se non noi stessi per quel poco che possiamo fare con il nostro tipo di pensiero, cercando di capire sempre meglio come funziona il nostro "giocattolo" (appunto il pensiero umano) e mettendoci il cuore in pace sul fatto che per tutto il resto non può darci una mano nessuno (per il fatto che non c'è proprio "nessuno" da nessuna parte), men che meno le filosofie, le religioni, le ideologie o appunto qualche strambo "Dio"!
E questo in quanto l'Ateismo non è soltanto liberazione da un Dio ma liberazione da qualsiasi sistema di pensiero organizzato in ideologie, filosofie o religioni che abbiano la pretesa di occuparsi dell'uomo o di dargli indicazioni relative all'esistenza, alla verità o alla convivenza tra gli uomini.
Come appunto dicevo prima l'Ateismo vero richiede un enorme "salto" di piani, e se non si capirà questo e si continuerà soltanto a negare l'esistenza di Dio a priori e come semplice presa di posizione soggettiva, magari travestita da logica o becero cinismo, quel "Dio" ridicolo delle religioni intendo, o per una questione di "liberazione" dell'uomo dall'oppio dei popoli (che tanto se non sarà quello sarà un altro ma poco cambia), il vero PENSIERO ATEO tarderà ancora parecchio ad inverarsi, mentre al suo posto fioriranno soltanto le peggiori forme del becero qualunquismo sottoculturale e del disimpegno intellettuale (quelle che già oggi passano per pseudo "ateismo") e questo andrà a scapito sia del progresso scientifico che della coscienza eidetica dell'essere umano, e non sembra decisamente una bella prospettiva, anche se in merito all'uomo, alla vita e alle vicende umane l'unica teoria che ritengo eternamente valida è:
"Fai un po' come ti pare che tanto è tutto uguale"
Perchè, contrariamente a quanto si pensa, dimostrare che Dio c'è è molto facile. DIFFICILE è dimostrare che non c'è.
Le religioni sono state necessarie in una certa fase dello sviluppo dell'umanità per dare forza all'uomo, e hanno sempre rappresentato il suo rapporto con la natura e il modo in cui l'uomo lo viveva.
D'altronde è perfettamente normale che una forma di pensiero nascente (l'essere umano) che si ritrovi gettata in un "mondo determinato a monte" da un Pensiero di cui non sa niente ma di cui in qualche modo partecipa - un Pensiero che dà una possibilità di senso coglibile, "sentibile" a tutto, in termini di "Pensierità" e di "Pensabilità", qualunque sia questo senso - elabori metafisiche con forti componenti mito-poietiche, che sono poi le caratteristiche strutturali nascenti di qualsiasi linguaggio umano.
Ora all'inizio l'uomo vedeva una natura ostile, inesorabile, capricciosa e tremenda rispetto alla quale si sentiva completamente impotente, e anche gli Dei che elaborava ne riflettevano le caratteristiche.
Dei con i quali non era possibile alcun dialogo e che potevano placarsi soltanto con sacrifici e con donazioni. Questo anche nei miti della Grande Madre antecedenti alle religioni patriarcali (i vari culti di Baal).
Dopodichè l'uomo ha iniziato a sentirsi più potente nei confronti della natura ed ha cominciato ad elaborare religioni che rappresentavano una natura diventata finalmente benevola e accogliente, ed ecco arrivare gli Dei monoteisti che ci amavano, che si sacrificavano addirittura per noi, che predicavano l'amore e non richiedevano più sacrifici sanguinosi, Dei della luce. Insomma l'illusione di una potenza possibile era necessaria per preparare l'avvento del mondo moderno.
In una terza fase, poi, dato soprattutto lo sviluppo delle scienze e delle conoscenze, l'uomo ha iniziato a non avere più bisogno di facili rappresentazioni mitiche e metafisiche, ed ecco nascere le forme dell'ateismo illuminista, diciamo le forme più semplici e primordiali dell'ateismo.
Semplici perchè si illudevano di farla breve con gli infiniti intrecci mito-poietici-strutturali con i quali le religioni si innescavano nel nostro inconscio, fatto di cui ha dovuto prendere atto anche la psicoanalisi, e soprattutto perchè non tenevano conto del fatto che le religioni avevano rappresentato da sempre ANCHE la struttura ontologica nella quale si dà il pensiero umano. E quello risultava un piano un po' più complicato.
Ora sarà proprio quel piano lì che ci toccherà affrontare in futuro per accedere ad un ATEISMO finalmente maturo e solido, e per fare ciò saranno necessarie alcune considerazioni sulla natura dei due pensieri che hanno dominato la scena finora, il pensiero religioso e il pensiero laico, e del terzo tipo di pensiero necessario nelle future società Atee Postmoderne.
* IL PENSIERO RELIGIOSO E IL PENSIERO LAICO.
E qui cominciamo col dire che qualsiasi IDEOLOGIA, e le religioni sono ideologie come qualsiasi altra, si compone di due piani: il piano delle CAUSE e il piano degli EFFETTI.
Sul piano delle CAUSE:
Le religioni risolvono il piano delle cause oggettivizzando e concretizzando in termini fideistici un'ipostasi: Dio (la Causa, l'Origine, l'Origine dell'origine, il Piano Oggettivo, la Garanzia Morale, l'Ordine, la Legge, ecc.), essentizzando in tal modo alcuni degli elementi ontologico-strutturali "nei" quali si dà il pensiero umano (ATTENZIONE: NON il PENSIERO, bensì il "pensiero umano"), primo fra tutti l'Essere, in un linguaggio facilmente comprensibile dal popolo non colto onde esorcizzarne ed incanalarne le paure e fornirgli facili certezze. E questo genera sicurezza.
Questo fatto, però, non esclude nè sottovaluta di per sè la questione dell'Essere, che rimane assolutamente centrale e importantissima per quanto concerne l'essere umano e il modo in cui il Pensiero si dà in lui nelle forme del "pensiero umano", solo la ribalta e travisa anche a scapito della precisione ontologico-concettuale, in quanto si tratta di un'operazione conseguente ad una grande e voluta confusione/sovrapposizione tra l'Essere e l'Ente che genera una pericolosissima tendenza all'antropomorfizzazione concettuale delle ipostasi gratificando ogni forma di superstizione.
Perdipiù crea un'altra pericolosa possibilità di identificazione di Dio con il Pensiero - ergo con l'Ente e non più soltanto con l'Essere - con la quale diventa molto arduo fare i conti se non si hanno le idee molto chiare in merito.
E lì i patetici atei illuministi nostrani (gli Odifreddi, le Margherita Hack, ecc.), i nipotini di Voltaire, potranno arrampicarsi su tutti gli specchi che vorranno ma non riusciranno mai a cavare un ragno dal buco della loro infinita ignoranza, dacchè affermare l'inesistenza di Dio ha senso soltanto se lo intendiamo appunto come "entità" antropomorfa che in qualche modo si occupa di noi esseri umani, con annesse e connesse quelle caratteristiche transuenti e animistiche che lo pongono in rapporto con qualche assurdo e fantasioso "piano spirituale" o altre amenità del genere, diciamo la forma più stupida derivata dalle religioni popolari e quella più dannosa per l'intelligenza; ma come ipostasi della possibilità di senso, ergo della concretizzazione del pensiero con il "pensato" (nella forma dell'Essere), affermare la sua inesistenza è una pura aporia, ergo un non-sense.
Nè è pensabile risolvere il problema con la sua semplice elusione come si illude di fare la scienza, trattandosi appunto di una questione che finchè non si risolverà definitivamente e BENE potremo cacciare dalla porta finchè vorremo ma sempre ci rientrerà da qualche finestra.
Ed ecco quindi dall'altra parte il pensiero cosidetto "ateo" o laico che non crede nelle favole della metafisica spicciola tipica delle religioni ma "crede" che sia possibile giungere al piano delle cause tramite il "pensiero umano" (la logica, la ricerca, la sperimentazione, l'osservazione, lo studio, l'indagine, il metodo, ecc.); ma che, trascurando completamente la Differenza tra il Pensiero (che sentiamo che c'è ma di cui non sappiamo niente) e il pensiero umano ( che sappiamo che c'è ma che usiamo malissimo) è ovviamente destinato al fallimento.
Lasciando in tal modo vuoto il piano delle cause, e con una scarsissima attenzione nei confronti dell'incidenza totale del piano ontologico su qualsiasi forma di pensiero, soprattutto quello scientifico. E questo genera insicurezza.
E sempre a proposito del fatto che usiamo malissimo il "nostro" pensiero rimane anche l'altra grande incognita relativa al fatto di non sapere perchè ce l'abbiamo e da quale tipo di "energia" sia generato. Incognita che portava Einstein ad affermare:
* "Noi vediamo, sentiamo, parliamo, ma non sappiamo quale energia ci fa vedere, sentire, parlare e pensare. E quel che è peggio, non ce ne importa nulla. Eppure noi siamo quell'energia. Questa è l'apoteosi dell'ignoranza umana."
Ma SOPRATTUTTO dobbiamo aggiungere che non abbiamo la più pallida idea del perchè CIO' che vediamo, sentiamo e parliamo, sia "VEDIBILE", "SENTIBILE" e "PARLABILE", ergo sia generato da un PENSIERO e inscritto in un PENSIERO che ne CREA la "visibilità", la "sentibilità" e la "parlabilità" e la rende disponibile a noi.
"Visibilità", "sentibilità" e "parlabilità" alle quali in seguito noi esseri umani attribuiremo un SENSO all'interno della Metafisica della Nominazione con la quale il pensiero umano si dà nella struttura ontologica dell'Essere (che è una peculiarità del tutto "umana" ma assoltamente non l'unica possibile), ovviamente utilizzando i nostri strumenti fisici, la mente, il cervello (semplici "veicoli" del Pensiero e creatori di "pensieri"), di cui per ora sappiamo soltanto capire il funzionamento "fisico" (che sarebbe come dire che sappiamo tutto sull'hardware ma meno di niente sul software).
E, finchè non risolveremo bene questo punto, di pensiero "scientifico" non potremo nemmeno parlare, nè tantomeno di culture "laiche" o di facili "ateismi".
Elemento in comune tra questi due tipi di pensieri è poi l'utilizzo della MATEMATICA come fattore garante della logica del pensiero umano, fatto che consegue da una peculiarità meta-ontologica della matematica stessa che la costituisce come "Porta" tra il piano del Pensiero e il piano metafisico del "pensiero umano", ma non essendoci quasi mai una seria autocoscienza di questa peculiarità intrinseca della matematica questo fatto causa i guai più grossi e le convinzioni più dannose in entrambi i tipi di pensiero.
Altro elemento in comune è la pretesa di gestione di quel generico piano "spirituale" di cui dicevo prima e di cui entrambi i pensieri rivendicano l'interpretazione più autentica, nonchè il rincorrersi di assurde "prove ontologiche" sull'esistenza del "Dio delle religioni" che, proprio in quanto prodotti esclusivi del "pensiero umano" non potranno mia giungere ad alcuna conclusione relativa al Pensiero ( ed ovviamente men che meno all'esistenza di un "Dio").
Sul piano degli EFFETTI:
Il piano degli effetti risulta invece praticamente identico per entrambi i pensieri:
una serie di manfrine etico-morali buone per tutti gli usi e più o meno imposte (in entrambi i pensieri completamente ingiustificate sul piano oggettivo se non per un fumoso "bene dell'uomo") che tendono a diventare dogmi o imperativi categorici, valori tutto sommato comuni, il giudizio, il controllo (da parte di Dio o della comunità), in parole povere la gestione del Potere e del pensiero delle masse.
E su questo piano altro di interessante da dire o di difficile da capire non c'è.
L'ATEISMO.
E fin qui i due tipi di pensiero che, come dicevo prima, hanno dominato la scena finora, ma che di ateismo non hanno ancora nemmeno iniziato a parlare. Di fatto possiamo tranquillamente affermare che l'ateismo nelle nostre società non è ancora nato.
Mentre per parlare di VERO ATEISMO occorre dire subito che si dovrebbe attuare un deciso spostamento di piani, sia riguardo le cause che riguardo gli effetti, USCENDO completamente dall'ambito delle ideologie.
Sul piano delle cause operando una distinzione netta tra il Pensiero "di per sè" (che rimane la grande incognita e la questione tutta da risolvere) e il darsi del "pensiero umano" nella coscienza piena delle sue strutture (ontiche, metafisiche e ontologiche) e dei suoi limiti, passando dal piano delle teorie e delle ipotesi allo studio esclusivo delle STRUTTURE, e sul piano degli effetti assegnando il suo giusto ruolo alla matematica, cercando di definire la spiritualità nell'ambito esclusivo delle prerogative "umane" e NON universali o transuenti, con una profonda riflessione sulla natura strutturale del "senso" che lo collochi nei primi posti in qualsiasi riflessione esistenziale o scientifica, nel riconoscimento della totale relatività di qualsiasi regola etico/morale unica; nonchè sulla necessità di inglobare la considerazione dei fattori ontologici nei quali si dà il pensiero umano (Metafisica-Essere-Linguaggio) nell'ambito della ricerca scientifica al pari di qualsiasi altro fattore "materiale".
Da tutto ciò risulta evidente che si tratta di un tipo di pensiero che richiede una profonda cultura, una insediata sicurezza, un'onestà a prova di bomba e l'abbandono delle facili consolazioni, anche perchè aumenta a dismisura i problemi, sia sul piano esistenziale (non fornisce basi morali di nessun tipo) che sul piano politico (rende molto labile il patto e il rispetto dello stesso) che sul piano scientifico (introduce elementi strutturali nella ricerca scientifica che obbligatoriamente le complicano enormemente la vita) - non a caso si tratta di un tipo di pensiero (da alcuni definito a sproposito "nichilista", da altri "relativista") frequentato pochissimo e quasi mai giustificato correttamente in termini culturali (peraltro accessibili a pochissimi e per niente popolari) e fino in fondo - ma rimane l'unico pensiero assolutamente necessario in futuro.
A questo proposito qualcuno ha anche affermato che gli atei sono più intelligenti dei credenti, ed è vero e non è nemmeno una novità, solo che è necessario essere atei sul serio in tal caso.
Anche perchè la persone comuni, anche quelle che negano l'esistenza di Dio, continuano imperterrite ad identificare Dio con il Dio delle religioni, un "qualcosa" di reale e consolatorio che si occupa di noi, qualcosa che servirebbe all'essere umano quando tutto il resto risulta deludente, qualcuno a cui affidarsi nei momenti di difficoltà e a cui chiedere consigli interiori, una mano, una possibilità, magari il parere o una condanna su un umano sterminio o sulle ingiustizie del mondo, e questo perchè le religioni popolari hanno fatto credere questo per mille interessi e per millenni, oppure per un bisogno interiore o altre mille ragioni, dopodichè ci sono anche gli agnostici "proviamo anche con Dio non si sa mai...", e tutto ciò non aiuta di certo l'uomo nel cammino ateo della sua conoscenza.
Perdipiù sovente le persone pensano ciò anche della filosofia, la identificano con varie forme di "saggezza" utili alle loro vite e i filosofi stessi come saggi, guru, profeti o altre stupidaggini del genere, anche lì per colpa sia della filosofia che dei filosofi, mentre la cosa importante da fare capire è che nè Dio, nè la Filosofia "servono" all'essere umano sul piano esistenziale ma sono esclusivamente STRUTTURE (nel caso di Dio) e relativo studio delle strutture (nel caso della Filosofia) interne al modo tecnico/strutturale in cui il pensiero umano si dà nell'essere umano. Questioni estremamente tecniche e specifiche, quindi, NON consolatorie o "spirituali".
Dio e la Filosofia sono elementi strutturali e concettuali molto "freddi", che amano molto poco l'uomo.
Per il resto è ovvio che NON esistono "Dei" che si occupino di noi, e nemmeno di qualcos'altro! Ma nel 2011 è ancora necessario specificarlo? Ma è lo studio delle strutture ontologiche del pensiero umano che è ancora tutto da fare, oltrechè cercare di capire che cosa sia il Pensiero "in sè" come enorme e per ora impossibile obbiettivo.
Insomma siamo soli e nessuno può darci una mano se non noi stessi per quel poco che possiamo fare con il nostro tipo di pensiero, cercando di capire sempre meglio come funziona il nostro "giocattolo" (appunto il pensiero umano) e mettendoci il cuore in pace sul fatto che per tutto il resto non può darci una mano nessuno (per il fatto che non c'è proprio "nessuno" da nessuna parte), men che meno le filosofie, le religioni, le ideologie o appunto qualche strambo "Dio"!
E questo in quanto l'Ateismo non è soltanto liberazione da un Dio ma liberazione da qualsiasi sistema di pensiero organizzato in ideologie, filosofie o religioni che abbiano la pretesa di occuparsi dell'uomo o di dargli indicazioni relative all'esistenza, alla verità o alla convivenza tra gli uomini.
Come appunto dicevo prima l'Ateismo vero richiede un enorme "salto" di piani, e se non si capirà questo e si continuerà soltanto a negare l'esistenza di Dio a priori e come semplice presa di posizione soggettiva, magari travestita da logica o becero cinismo, quel "Dio" ridicolo delle religioni intendo, o per una questione di "liberazione" dell'uomo dall'oppio dei popoli (che tanto se non sarà quello sarà un altro ma poco cambia), il vero PENSIERO ATEO tarderà ancora parecchio ad inverarsi, mentre al suo posto fioriranno soltanto le peggiori forme del becero qualunquismo sottoculturale e del disimpegno intellettuale (quelle che già oggi passano per pseudo "ateismo") e questo andrà a scapito sia del progresso scientifico che della coscienza eidetica dell'essere umano, e non sembra decisamente una bella prospettiva, anche se in merito all'uomo, alla vita e alle vicende umane l'unica teoria che ritengo eternamente valida è:
"Fai un po' come ti pare che tanto è tutto uguale"
Perchè, contrariamente a quanto si pensa, dimostrare che Dio c'è è molto facile. DIFFICILE è dimostrare che non c'è.
