IL PENSIERO SCIENTIFICO E RAZIONALE
Sovente sento dire, da parte di vari appartenenti alla allegra banda degli "esoterici", che in un tempo antico (sottinteso migliore del nostro) avrebbe imperato un tipo di pensiero, che, invece di essere soltanto primitivo e grezzo com'era, sarebbe stato più creativo, immaginale, sensoriale, simbolico, mitologico, metaforico, archetipico, "aperto", maggiormente attento alle pluralità significanti dell'esperienza e dei piani più o meno "sottili" che sottende, naturalmente preposto alle fantasie di un Giordano Bruno o peggio di un Jung, tanto per capirci; mentre, da un certo punto della storia in poi, e in genere qui si cita Cartesio (anche se era ancora abbastanza "fantasioso" anche lui), ma diciamo dal '600 in poi, avrebbe preso il sopravvento un tipo di "mentalità" illuministica, scientifica, più razionale, fredda e poco preposta per le fantasie irrazionali, che avrebbe buttato via il bambino con l'acqua calda di un presunto sapere antico (che NON c'è mai stato) votandosi, appunto, esclusivamente al pensiero logico-razionale e al dato scientifico e fenomenologico, che sarebbe andata scivolando sempre peggio fino ai giorni nostri.
E notiamo che ci sono stati persino dei filosofi che l'hanno pensata in tal modo, Heidegger in primis per esempio, ma persino Nietzsche ogni tanto, per non parlare della cobriccola degli idealisti, degli esistenzialisti, e compagnia bella, che ancora oggi criticano il mondo della tecnologia e lo accusano di ogni tipo di nefanda responsabilità.
Ora io, che nutro una viscerale antipatia per tutto ciò che "sa" di antico, di esoterico, di ermetico, di gnostico, di alchemico, di "magico", di astrologico, di teologico, di mistico, di religioso, di orientalistico, di cabalistico, di ebraico, di platonico, di aristotelico, di muffa, di vecchio e via dicendo, e questo anche a causa di grossi problemi gastro-intestinali miei, non penso affatto che in giro vi sia un surplus di pensiero scientifico, ma penso invece che ve ne sia ancora troppo poco.
Disarmantemente troppo poco.
E penso anche al disastro culturale che hanno provocato TUTTE le pseudo-culture antiche, superstiziose, mistiche, animistiche, tanto cretine da pensarsi esoteriche o iniziatiche, filosofie a dir poco penose, che non hanno mai dedicato nemmeno un istante ad approfondire che "cos'è" il pensiero, e che "cos'è" il senso, ma si sono semplicemente limitate ad usarli in tutte le accezioni possibili e immaginabili, mascherati appunto da pensiero "immaginale", poetico, fantastico, "aperio", ecc.
E qui dobbiamo aggiungerci anche quello che attualmente passa per "pensiero scientifico" ma che veramente scientifico non lo è ancora per niente, perchè, magari senza saperlo, si porta ancora dietro troppi retaggi linguistici e significanti introiettati da quel passato "creativo" di cui parlavo, compresa la pessima abitudine di continuare ad utilizzare il pensiero senza chiedersi che cosa cavolo sia e da dove arrivi, nonchè non avere ncore nessuna coscienza della enorme valenza della Metafisica (NON quella aristotelica, o anche cartesiana, spinoziana, o comunque quella ancora comunemente intesa), con la quale viene elaborato QUALSIASI concetto anche della scienza.
E qui come esempio potrei citare subito quella che oggi passa come "intelligenza artificiale", ma gli esempi sarebbero infiniti.
Ergo la scienza sa forse spiegare che cos'è il pensiero? che cos'è il senso - non il senso della vita ma il senso di per sè, il senso e basta - e cosa sono il mondo, la vita e l'ignoto?
E in una situazione del genere, è ancora possibile affermare che in giro per il nostro mondo occidentale ci sarebbe troppa cultura logico-scientifica? O che ci sarebbe troppa tecnologia che tarperebbe la naturale "creatività" e ricettività eidetica dell'essere umano? O che nell'antichità quei pisquani esoterici, egiziani o altri, avessero qualcosa da insegnarci di meno che assurdo o ingenuo nel migliore dei casi?
Ma ci rendiamo conto che sostenendo ciò non facciamo altro che prenderci per il culo da soli?
Che l'immensità e la vastità degli infiniti universi, sia fisici che metafisici, come la complessità dei nostri corpi e delle loro malattie, richiedono una quantità di pensiero sempre più scientifico e razionale che non ci sognamo ancora nemmeno di avere?
E noi stiamo ancora lì a perdere tempo con le nostalgie per il passato e con i merletti delle sue fantasie?
- A. Vigna